Poche righe tra progresso e futuro

earth_in_hands1 La rivoluzione silenziosa della tecnologia prosegue ogni giorno senza sosta, oggi nel 2013 viviamo connessi, condivisi e distribuiti. Ogni dubbio, curiosità o prurito lo possiamo soddisfare semplicemente toccando 4 pollici di vetro in silicio. Ci viene naturale cercare lo smartphone e usarlo in ogni momento della giornata, pare che sia uno dei gesti più ricorrenti del nostro quotidiano.

La tecnologia sta lentamente modificando il nostro modo di vivere e pensare, uniamo sfera privata e sfera professionale senza rendercene conto. Non ci fermiamo a chiederci se sia giusto o sbagliato, lo facciamo e basta.

La forza della nostra società è sempre stata quella d’introdurre le rivoluzioni nella società senza sperimentare, tutte le volte che abbiamo fatto una scoperta sensazionale l’abbiamo introdotta nelle nostre vite senza valutarne rischi e impatti.

Facciamo di tutto per proteggere il nostro business con analisi di ogni tipo e poi non siamo capaci di fare lo stesso per il nostro enviroment. Chissà se i google glass non si scoprirà che sono dannosi per il nervo ottico?

La tecnologia è un veicolo meraviglioso è il progresso che la rovina…

Google, derive e il bel paese…

innovazione

 

 

 

 

 

 

 

L’abuso del termine social network è la moda del giornalismo tecnologico, pare che tutto quando sia condivisibile ed assomigli ad una sorta di condivisione debba per forza essere social. Se alla fine degli anni 90 tutto quello che era internet era identificato con la parola porno, oggi tutto quello che è internet è bollato come social. In Italia non c’è nessuna voglia di capire ma solo di classificare, sembra che il primo che classifichi vinca un premio, così appena nasce un app o un servizio cloud c’è una frenetica corsa a identificarlo come il nuovo Twitter o il nuovo Facebook e nulla più.

La sfida per il futuro e per l’evoluzione la fanno da altre parti, ci tocca assistere impotenti alle scelte americane senza essere in grado di dire la nostra. Il genio italiano viene spento e ucciso dalla cecità di chi non è in grado di capire come investire sulla ricerca ed è così miope da non vedere il valore delle soluzioni. Mi è capitato d’incontrare in questi anni persone con la disponibilità economica di sostenere e finanziare innovazione, così ho capito perchè in USA ci sono Google e Facebook mentre da noi Fuebles. Il nostro traguardo nel mondo anglosassone è il punto di partenza, in Italia l’obiettivo di un progetto di StartUp è prendere i soldi, dall’altra parte dell’oceano l’obiettivo di un progetto di StartUp è fare innovazione.

Google è il centro nevralgico dell’innovazione mondiale, ha costruito un campus e fa business lavorando come un centro ricerche universitario. A Mountain View gli ingegneri non parlano mai di progetti e business ma solo di progetti e innovazione, il business è una conseguenza secondaria del lavorare bene. Molte aziende dovrebbero imparare dal modello industriale ideato da Larry Page e Sergey Bin, sperimentare, innovare e proporre ma soprattutto accettare il fallimento come un naturale passaggio del percorso evolutivo. Bill Gates e Steve Jobs hanno sempre visto in Google il primo competitor a tutti i loro progetti non perchè industrialmente affine a Apple o Microsoft ma solo perchè in grado di fare tutto.

Nel 2013 Google si presenta al mondo come l’ulitmo azienda con una visione chiara di quello che realizzerà in futuro, testimone ereditato da Mr. Jobs e condotto attraverso un differente Pattern. Apple ci stava portando verso un’innovazione fatta di Designe e soluzioni informatiche blindate che obbligavano l’utente ad una chiara scelta di campo, Google apre la strada a scenari completamente diversi fatti di ricerca, distribuzione e condivisione dei risultati. Non sapremo mai se il modello Apple sarebbe stato migliore di quello proposto da Google ma ad oggi il pallino dell’evoluzione è nelle mani dei pionieri della ricerca online e non ci resta che vedere dove ci porteranno….

…The King is dead, hail to the King…

L’insostenibile leggerezza dell’essere Apple

bloody-appleIn questi giorni mi è capitato d’incrociare l’universo Apple un pò più del solito, mi hanno colpito due notizie per certi versi diamentralmente opposte ma sostanzialmente affini. Da una parte ci sono le difficoltà di Jonathan Ive e Tim Cook nel pilotare il colosso di Cupertino verso la seconda parte di questi anni 10, nate da un’evidente carenza carismatica di entrambi i personaggi e dalla mancanza di visione che caratterizzava Steve Jobs. Dall’altra parte c’è la piacevole intervista rilasciata da Bill Gates a “60 minute” per la ABC in cui racconta il lato umano dei suoi rapporti con l’uomo che ha inventato il futuro.

Jobs era una persona fuori dal comune per come ha saputo tradurre in sostanza le sue idee, non era un tecnico e non era un designer eppure con la sua maniacale voglia di sostenere un’immagine coordinata ha trasformato i prodotti della mela nel Must have della middle class di tutto il mondo. Realizzare un prodotto con qualità eccelse non è difficile, compri i materiali migliori e li assembli, la complessità è quella di riuscire a prevedere le esigenze del mercato, per soddisfarlo prima ancora che gli sia chiaro quello che vuole.

A Cupertino c’è un’evidente aria di rivoluzione, i tempi di sviluppo dei nuovi sistemi operativi hanno superato le tabelle che abitualemente venivano imposte da Mr. Jobs, le interfacce verranno rese più tecnologiche e quel fenomeno che viene chiamato scheuomorfismo abbandonerà per sempre i dispostivi Apple, ci sarà in sostanza una nuova Mela. Ad oggi è difficile dire se sarà meglio o peggio della precente, sicuramente non sarà la stessa cosa. La differenza tra un grande manager e un genio visionario è così indefinibile che ormai ci dovremo rassegnare a vedere l’azienda del Mac simile a tutte le altre mega corporazioni del settore informatico. Del resto il TOP management mondiale studia tutto nelle stesse scuole e si divide equamente la torta delle poltrone di rilievo.

Steve e Bill erano un’altra cosa, arrivavano da un universo fatto di idee, sogni e speranze un mondo in cui le visioni erano la spinta propulsiva verso soluzioni innovative. Ma come per tutte le cose il pionierismo ha una fine e l’era dei geni dell’informatica sta lasciando spazio agli uomini in grigio della tecnologia.

“..thanks to god is tuesday…”

 

Netbook, Netfail e la visione illuminata.

Brokenlaptop

Nel 2007 quasi tutte le aziende produttrici di hardware erano alla ricerca di prodotti mobili a basso costo per stimolare gli utenti all’acquisto di nuovi bene elettronici. I PC portatili avevano ancora costi importanti e poche persone erano interessate ad acquistare gli ormai obsoleti Desktop, destinati solo a professionisti con particolari esigenze. Era uno di quei periodi in cui un computer Apple aveva un prezzo allineato con le medie di mercato.

Uscì in quegli anni il primo Netbook della storia, realizzato dalla ASUS di Taiwan progetto nato con lo scopo di ridurre costi, consumi, senza la velleità di sostituire i normali computer, ma piuttosto con l’idea di affiancarsi all’esistende fornendo un sistema leggero ma in grado di fornire delle prestazioni decorose. Un supporto informatico da divano, una specie di nuovo e contemporanemente obsoleto support device.

Steve Jobs scelse di non portare la Apple in quella fascia di mercato e forte del successo dell’iPhone continuò a lavorare verso la ricerca della completa mobilità, proponendo nel Gennaio 2008 un piccolo computer portatile leggerissimo e sottilissimo con il massimo della tecnologia dell’epoca e ad un prezzo non proprio popolare. La scelta di Cupertino sembrò rispecchiare all’inizio il solito atteggiamento spocchioso e autoreferenziato, arrivarono rumors e critiche sui motivi per cui in Apple non si volesse lanciare in quella che a molti sembrava la strada di un successo planetario, sceglieondo di rischiare con un prodotto che sembrava fare concorrenza ai suoi Macbook entry level. I Macbook Air crearono invece il mercato degli Ultrabook, uno spazio in cui oggi si confrontano tutti da Samsung a Sony passando per Toshiba, IBM/Lenove etc etc

Oggi nel 2013, mentre il mercato della computazione mobile ha deciso d’investire nella touch experience per creare i support device, i netbook sono già al tramonto della loro storia (senza per altro avere lasciato traccia alcuna del loro passaggio) e solo la distribuzione dei costi su larghe economie di scala non ci porta a parlare di epic fail. Apple intanto continua ad aggiornare i suoi macbook Air assegnando ancora un 10 alla splendida visione di un uomo che ha trasformato il futuro dell’era digitale nel nostro presente. Chi vi scrive ritiene la controversa figura di Steve Jobs come una delle stelle più luminose di questo nostro inizio di secolo, una persona con una visione talmente lucida che per 10 anni i suoi competitor hanno solo potuto mettersi alla scrivania ad aspettare. La forza di un leader si misura spesso nella sua capacità di fare scelte contro ogni logica e trasformarle in un risultato vincente. iPod, iPhone, iPad, Ultrabook….

Se ritenete queste considerazioni faziose, provate a trovare un prodotto veramente innovativo che sia stato lanciato sul mercato dopo la prematura scomparsa del genio di Cupertino.

…chapeau! Mr Jobs

Il senso della Semantica*

semantica2Ho cercato diverse volte di affrontare il tema della semantica applicata al web, discernere su come anche la tecnologia nonostante tutto abbia bisogno delle linguistica per riuscire a garantire la distribuzione delle informazioni sulla rete. Ho sempre ritenuto l’argomento estramente interessante, ma anche estramente noioso uno di quegli argomenti che non riescono mai a decollare in nessun tipo di confronto e discussione. Unico risultato quando parlo di web semantico… un profondo senso di noia.

Eppure è affascinante pensare a questa necessità della tecnologia più spinta, di appoggiarsi ad arcaiche regole che arrivano dal passato per costruire il suo trampolino di slancio verso il futuro. In futuro i motori di ricerca saranno in grado di prevedere il tipo di ricerca che andiamo a fare semplicemente analizzando quanto tempo attendiamo tra il richiamo della home dell’engine searche e la digitazione della prima parola.

Ad oggi per web semantico si intende la trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i documenti pubblicati sono associati ad informazioni e dati che ne specificano il contesto semantico, in un formato adatto all’interrogazione e l’interpretazione (principalmente attraverso i motori di ricerca) e, più in generale, all’elaborazione automatica. In questa maniera il sistema potrà capire se la parola pesca che stiamo digitando e sulla quale vogliamo spingere la nostra ricerca si riferisce all’attività sportiva o a necessità agrarie.

Con l’interpretazione del contenuto dei documenti secondo le regole del Web Semantico, saranno quindi possibili ricerche molto più evolute delle attuali, basate sulla presenza nel documento di parole chiave, e relazioni/connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate del semplice collegamento ipertestuale. Sarà un’esperienza al limite della fantascienza, raccontarlo in maniera intrigante è difficile perchè è molto complesso dare l’idea e rappresentare qualcosa che non esiste.

Tim Barners Lee aveva già chiaro tutto questo nel 1996 e il suo futuro è il nostro presente, ho i brividi a pensare come sarà il nostro futuro.

Stay Tuned, Stay on Air

*Nella stesura di questo articolo ringrazio l’assistenza di wikipedia per le descrizioni dei concetti semantici del web.

Blog or die!

diario

Succede che ci si ferma, piccole interruzioni sulla strada dell’informazione. a volte non riesco a sostenere digitalattitude come vorrei. Scrivere, organizzare e gestire un blog non è sempre un’attività banale, soprattutto se si vuole dare qualcosa in più di un semplice cross-post di argomenti o se si ritiene di avere un punto di vista che possa interessare le persone.

Io bloggo perchè mi piacerebbe che ci fosse più informazione tecnologica nelle persone che conosco, vorrei che spazi come techcrunch.com o mashable.com fossero citati come si usa fare con le testate dei quotidiani. Confrontandomi quotidiamente con il modello comunicativo americano risulta evidente il peso dell’arretratezza che ci portiamo sulle spalle. Il Blog non è un nuovo spazio di comnicazione di cui si devono appropriare gli stessi che scrivono sul giornale o un luogo virtuale in cui un comico genovese lancia isteriche invettive contro il mondo politico

Il BLOG è il presente di una futura informazione, diretta, incisiva e sostenuta dalla passione di chi crede nelle cose che dice e fa. Non esisteranno più fastidiosi giornalisti o pennivendoli che per pochi spiccioli saranno disposti a prostituire le loro parole.

I diari sono stati tra l’ottocento e il novecento lo strumento di raccolta e distribuzione delle informazioni, senza i diari di Darwin non parleremmo di evoluzione, senza i diari di Cristoforo Colombo non avremmo potuto scoprire l’America e così via.

Tutti hanno qualcosa d’interessante da dire, perchè ci sarà sempre qualcuno disposto a leggerlo.

 

Siamo tutti in RETE

Concept internet communication

Da diversi giorni si continua a sentire parlare di RETE, soprattutto la politica italiana nel 2013 ha scoperto il valore della parola RETE. Alcuni dei nostri uomini di governo si spingono anche a usare vocaboli come Twitter, Facebook e poco altro. Sono personalmente convinto che non abbiano nemmeno idea di cosa stiano parlando.

Interessante è come si siano appropriati di una cosa che non conoscano e la utlizzino alla stessa maniera con cui usano i vocaboli: magistratura, interecettazioni, tasse etc etc etc. Spesso poi la parola RETE viene associata ai “giovani” e con questo riferimento l’argomento viene sdoganato dai nostri parlamentari.

Il Movimento 5 Stelle, unico partito politico della storia mondiale nato in rete, fa della rete e di internet lo scudo di protezione della democrazia e dimostra le potenzialità ancora inesplorate del web. Anche se a volte abusa della parola RETE nei momenti di difficoltà, quando non si sa come controbattere ad un interlocutore o peggio quando devono rimandare delle decisioni impopolari.

Ormai ne stanno strumentalizzando l’uso e la portata, ci si divide tra chi difende a spada tratta lo spazio virtuale e chi ne condanna ogni Byte. Ma la rete è altro, parliamo di uno spazio fisicamente virtuale che sta modificando il nostro modo di vivere e lavorare, la rete è un concetto superirore in sostanza si tratta di un’idea talemente grande che nemmeno Tim Barners Lee (padre e teorizzatore del modello) poteva immaginare una portata di questo genere.

Credo che nel 2013 non dovremmo stupirci dell’esistenza del web e della sua capacità capillare di raggiungerci esattamente dove ci serve, l’uso strumentale di questi giorni ne sminuisce il valore e la portata. Dovrebbe essere scontato che tutti comunichino con gli strumenti di condivisione, dovrebbe essere un dato di fatto l’uso di internet come strumento di supporto al nostro quotidiano. Assistiamo invece alla famelica necessità del sistema d’incanalare il web negli stessi spazi in cui si discute di Gossip, ricette e sport. Il fatto di non conoscere non stimola nessuno ad imparare, ma porta tutti a cercare di classificare l’ignoto con i sistemi noti. Ma come fai a discutere di un Tweet antecedente 4 ore la messa in onda di un talk show? …quel tweet è già vecchio, volato, passato e superato. Non puoi farci una trasmissione sopra, sostanzialmente perchè stai parlando di una cosa che non c’è più.

Adeguare i vecchi strumenti di comunicazione di massa alle nuove forme di comunicazione del web è un’operazione inutile e dispendiosa, si farebbe prima a spegnere tutto e a creare nuovi modelli di condivisione delle informazioni. La televisione moderna di buono ci ha lasciato libere le sue vecchie frequenze analogiche, usiamole per distribuire gratuitamente la connessione a internet e “guardiamo”… oltre.

“…adeguarsi al nuovo non vuol dire per forza adattare il vecchio…”

Digital Divide Nazionale

Colpo di PistolaFermo immagine, 2013, anno difficile per i valori, per l’economia e sicuremante per l’universo tecnologico. I prodotti di uso quotidiano come internet e gli smartphone sono ancora visti come oggetti da nerd, da geek.

Nonostante sia evidente come la nostra ripresa possa passare solo da un’integrazione tra la vita quotidiana e il virtuale, con una riconversione di quelle che sono le politiche sociali e lavorative, opinione pubblica e establishment di governo ancora cercano soluzioni nel passato invece che nel futuro. Una generazione muore. Si spegne inaridita dalla mancanza di lungirmiranza del sisteme che, nonostante abbia tutte le soluzioni, non riesce a determinare una strada da seguire.

La società si ferma e rallenta, non c’è la volontà d’investire sulla propria tecnocultura perchè, in ogni caso, questi investimenti non garantiscono un miglioramento della qualità della vita. Così se da una parte siamo bombardati da corsi riguardanti il miglioramento delle nostre competenze informatiche, dall’altra abbiamo un sistema che se ne frega e non premia questa crescita di competenze.

Il Digital Divide (divario digitale) sta scavando un solco sempre più profondo non solo tra i differenti strati sociali ma anche con le nazioni più evolute. L’Italia è un paese che si sta fermando come una locomotiva diesel senza nafta si ferma lentamente nella prima stazione del suo percorso, andando ad occupare il binario morto in attesa del carburante, da noi fa più notizia il figlio di Belen Rodirguez delle difficoltà finanziarie di Apple.

Non andremo da nessuna parte fino a che non troveremo la voglia e la capacità di resettare le cose e ripartire con una nuova visione. Ci vuole coraggio a fare delle scelte di questa portata ma ammettere il fallimento è il primo passo, il paese ha bisogno di Bit e Byte, ha bisogno di un pattern tecnologico che lo porti al passo con le altre nazioni europee. Il vantaggio della tecnologia è che il GAP si può colmare in 6 mesi perchè è mobile e virtuale, non necessita di grosse infrastrutture, ha solo bisogno di “Trust”.

“…per fortuna mamma ha fatto gli spaghetti…”

Listen… Yes I do!

l43-apple-radioIl 9 gennaio del 2001 Apple lanciava nel mondo iTunes, un software di gestione delle librerie musicali. Cupertino cominciò così la sua trasformazione da azienda d’informatica a società digitale. Il 28 Aprile del 2003 venne lancianto lo Store musicale, che dava agli untenti la possibilità di comprare canzoni a 0.99$ senza nessun tipo di restrizione. Una volta decretato il successo di questo progetto si sono aggiunti programmi, applicazioni, film e libri.

10 anni dopo la prima grande rivoluzione digitale, Apple si appresta a lanciare iRadio in sostanza un modello di streaming musicale del tutto assimilabile a Spotify e Pandora (che non è più usabile al di fuori di US, New Zealand e Australia) LINK o meglio una crasi dei due servizi. Da quanto si legge sui siti specializzati il sistema dovrebbe offrire sia un servizio di musica streaming che un servizio di musica on-demand.

I vantaggi per Apple sarebbero molteplici. Innanzitutto riuscirebbe a intercettare le esigenze dei propri utenti che si stanno sempre connettendo da dispositivo mobile: ha perso il 50 per cento degli introiti provenienti da mobile, sottratti in buona parte proprio da Pandora, che ha una app molto ben realizzata. Inoltre il nuovo servizio di radio offrirebbe un’ottima opportunità per rinvigorire l’advertising online sula piattaforma proprietaria iAds, dato che iRadio, o almeno una delle sue versioni, sarebbe sostenuto dalla pubblicità e gratuito per l’utente. (cit. Corriere della Sera online).

Resta poi da sottolineare la necessità di rilanciare il servizio iCloud, che ad oggi non ha riscosso il successo che solitamente ottengono le soluzioni progettate a Cupertino.

Nonostante si punti sempre l’indice verso il successo delle soluzioni video per quanto riguarda il grande business del mercato sharing/on-demand, il risultato migliore lo da la musica. Anche Twitter sta cercando un sistema per proporre musica in streaming e on-demand attraverso i suoi 140 carattari, così si scopre che negli ultimi 12 anni è stato il mercato della musica a spingere prepotentemente verso l’evoluzione di device e soluzioni software mentre il cinema si è sempre e solo appoggiato in un secondo momento sfruttando schermi a colori e aumento degli spazi di archiviazione.

Le aziende si devono fondamentalmente rendere conto che il successo nel mondo Consumer IT passa dalla iper personalizzazione delle scelte dell’utente, il controllo dell’emozioni più intime garantirà il successo delle prossime “novità”. Saremo sempre più invitati ad usare soluzioni informatiche ondemand, probabilmente free, con cui le aziende veicoleranno altri prodotti e soluzioni in bade alle scelte che andremo ad ascoltare.

“Chi sa ascoltare è come una brava massaia, da tutto ricava profitto”

Realtà Aumentata

Realtà aumentata

Oggi sommersi dalle notizie poco rassicuranti che arrivano dalla EAST Coast degli stati uniti, perde valore la notizia del rilascio di specifiche dei MyGlass da parte di Google. Gli occhiali che nei progetti di Mountain View potrebbero modificare il mondo della Consumer Tech.

Il progetto è noto e ne hanno parlato in molti, in sostanza si tratta del primo prodotto dedicato alla vera realtà aumentata, il primo device che ci permette di sovrapporre l’esperienza di vita quotidiana alle informazioni che arrivano dalla rete. Ad oggi sono commercializzati solo ad una ristretta cerchia di utenti selezionati, con l’obiettivo di proporre il prodotto sul mercato una volta terminata il test su “strada”.

La Realtà Aumentata è la nuova frontiera d’investimento per molte aziende dell’universo IT, attraverso questo tipo di esperienza sensoriale cambierà radicalmente tutto il nostro vissuto quotidiano. Non ci troveremo più persi in una città o in un palazzo, potremo sempre sapere cosa rappresenta la statua che stiamo vedendo dal tram su cui viaggiamo o il carico calorico del piatto che stiamo mangiando. Le informazioni arriveranno automaticamente in base ad una lista di argomenti che vogliamo siano costantemente sotto il nostro controllo, sapremo anche se una medicina ci da intolleranze o quali siano i profili in ambito Social della persona con cui stiamo parlano.

Saremo sempre noi con la registrazione delle nostre attività quotidiane ad arricchire le informazioni che poi altri raccoglieranno quando si siederanno al posto in cui noi eravamo seduti prima. Non ci sarà più quasi nulla a cui non potremo accedere nel momento in cui vorremo farlo.

A molti potrebbe sembrare un tantino aberrante il mondo che è stato descritto, ma credo che lo stesso effetto lo abbia provato il primo contadino che ha visto passare una Ford-T nel 1908. In fondo accettare la realtà aumentata, ci porta solo verso un altro livello di condivisione e conoscenza e in un mondo in cui il valore delle informazioni supera di gran lunga in valore del denaro, conoscere prima di altri rappresenterà la prima forma di arricchimento.

“C’è una guerra là fuori, amico mio. Una guerra mondiale. E non ha la minima importanza chi ha più pallottole, ha importanza chi controlla le informazioni. Ciò che si vede, si sente, come lavoriamo, cosa pensiamo, si basa tutto sull’informazione!” (I signori della truffa)