
Da diversi giorni si continua a sentire parlare di RETE, soprattutto la politica italiana nel 2013 ha scoperto il valore della parola RETE. Alcuni dei nostri uomini di governo si spingono anche a usare vocaboli come Twitter, Facebook e poco altro. Sono personalmente convinto che non abbiano nemmeno idea di cosa stiano parlando.
Interessante è come si siano appropriati di una cosa che non conoscano e la utlizzino alla stessa maniera con cui usano i vocaboli: magistratura, interecettazioni, tasse etc etc etc. Spesso poi la parola RETE viene associata ai “giovani” e con questo riferimento l’argomento viene sdoganato dai nostri parlamentari.
Il Movimento 5 Stelle, unico partito politico della storia mondiale nato in rete, fa della rete e di internet lo scudo di protezione della democrazia e dimostra le potenzialità ancora inesplorate del web. Anche se a volte abusa della parola RETE nei momenti di difficoltà, quando non si sa come controbattere ad un interlocutore o peggio quando devono rimandare delle decisioni impopolari.
Ormai ne stanno strumentalizzando l’uso e la portata, ci si divide tra chi difende a spada tratta lo spazio virtuale e chi ne condanna ogni Byte. Ma la rete è altro, parliamo di uno spazio fisicamente virtuale che sta modificando il nostro modo di vivere e lavorare, la rete è un concetto superirore in sostanza si tratta di un’idea talemente grande che nemmeno Tim Barners Lee (padre e teorizzatore del modello) poteva immaginare una portata di questo genere.
Credo che nel 2013 non dovremmo stupirci dell’esistenza del web e della sua capacità capillare di raggiungerci esattamente dove ci serve, l’uso strumentale di questi giorni ne sminuisce il valore e la portata. Dovrebbe essere scontato che tutti comunichino con gli strumenti di condivisione, dovrebbe essere un dato di fatto l’uso di internet come strumento di supporto al nostro quotidiano. Assistiamo invece alla famelica necessità del sistema d’incanalare il web negli stessi spazi in cui si discute di Gossip, ricette e sport. Il fatto di non conoscere non stimola nessuno ad imparare, ma porta tutti a cercare di classificare l’ignoto con i sistemi noti. Ma come fai a discutere di un Tweet antecedente 4 ore la messa in onda di un talk show? …quel tweet è già vecchio, volato, passato e superato. Non puoi farci una trasmissione sopra, sostanzialmente perchè stai parlando di una cosa che non c’è più.
Adeguare i vecchi strumenti di comunicazione di massa alle nuove forme di comunicazione del web è un’operazione inutile e dispendiosa, si farebbe prima a spegnere tutto e a creare nuovi modelli di condivisione delle informazioni. La televisione moderna di buono ci ha lasciato libere le sue vecchie frequenze analogiche, usiamole per distribuire gratuitamente la connessione a internet e “guardiamo”… oltre.
“…adeguarsi al nuovo non vuol dire per forza adattare il vecchio…”